NASCITA DI UNA VIDEMMA (sotto il segno del paradosso)
secondo Enzo Fratalia
Spesso non è facile riuscire a ricostruire le esperienze più importanti della nostra vita. Ora che sono costretto per cause di forza maggiore (la creazione di questo sito) a razionalizzare, mi si affollano nella mente immagini confuse e bellissime, divertenti e malinconiche.
Sforzandomi, sono riuscito a delineare quattro fasi:
Prima fase o del paradosso (o del crocevia): dopo un annuncio “affittasi” sul forum dell'università, una telefonata e un paradossale incontro al trafficatissimo incrocio tra Via Libertà e Viale Lazio, a Palermo, una serie ripetitiva di suoni labio-dentali inizia a diffondersi tra le mura colorate di un appartamento di studenti universitari cammaratesi, giungendo alle imbarbarite orecchie dell'allibito nuovo inquilino santateresino: VIDE'… VIDE'… VIDE'…
Seconda fase o il dialoghista nascosto: in cui due ego ipertrofici, a furia di fulminanti botta e risposta, letture comuni e musica, incredibilmente, scoprono di sopportarsi a vicenda superando e implementando le loro differenze. Nasce un fitto scambio epistolare-elettronico. Alla luce della nuova confidenza, Andrea trova il coraggio di chiedere cosa voglia dire quel VIDE' che continua a risuonare per tutta la casa. È quello che potremmo identificare come il momento fondante, un vero e proprio spartiacque. La spiegazione di quel VIDE' dà infatti inizio alla
Terza fase o lo Spleen di Palermo: assodato che VIDE', contrazione dell'ugualmente usato VIDEMMA, è un comunissimo intercalare del dialetto di Cammarata e dintorni che vuol dire “ANCHE” (direttamente derivante dal francese antico “medesme”, come provano le successive ricerche filologiche di Andrea e forse associabile al “too” inglese, essendo spesso usato in fine di frase), inizia un lungo periodo più o meno ironicamente spleen in cui discussioni varie – politiche, letterarie, antropologiche –, progetti e sogni, idee fulminanti e stronzate immani si intrecciano vulcanicamente in modo indistinguibile, fino al momento in cui Andrea riesce a trascinare Enzo verso l'inevitabile conclusione (che è poi, in realtà, un inizio): “diciamo Videmma noi la nostra”. Nascono i primi scritti ironici e gli articoli. Prendono vita anche Suo EccellEnzo e il SubComandante Trimarcos, alter ego dei Nostri.
Quarta fase o della Videmma propriamente detta: la fase spleen non finisce e forse si acuisce, ma a casa nuova corrisponde energia nuova. Vengono partoriti i primi racconti (la base di tutto), e germoglia il progetto della VidemmaProduzioni, mamma della VidemmaFilm. I primi corti, incredibilmente, vedono la luce, piacciono al giro di amici e parenti, iniziano ad essere selezionati ai festival e, ancora più incredibilmente, arrivano anche – pardon, videmma – i primi riconoscimenti. I primi esegeti non cammaratesi iniziano ad azzardare le prime interpretazioni “Videmma: da video?”.
In definitiva, Videmma è un progetto creativo ed espressivo, e forse anche di vita. Un progetto che si interessa di vari linguaggi artistici, anche se principalmente di cinema, e ancor più di scrittura. Ma Videmma è essenzialmente la storia di un'amicizia rara. E, tralasciando tutte le chiacchiere pseudo-romantiche fin qui fatte e le altre che si potrebbero fare, ciò che realmente la cementa è la gastronomia.
Fin da i primi giorni della loro convivenza universitaria, Enzo (quello con capelli e barbetta) e Andrea (quello solo con la barbetta) hanno intessuto fittissimi scambi enogastronomici, a base di manicaretti e prelibatezze tipiche delle rispettive zone d'origine, Cammarata (Ag) e Santa Teresa di Riva (Me). Finché esisteranno pasta “cu a frittedda” (con fave e ricotta) e pesce spatola, polpette di asparagi e pesce spada, pizza con i “giri” e palamito, salsiccia e bracioline, pasta con le melanzane e con le patate, vini rossi e vini bianchi, (e fin quando i loro apparati digerenti già compromessi gli permetteranno di reggere delle “scassate” solenni) la Videmma non finirà mai.
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